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12/09/2017 di Francesca Nardella

A volte capita di perdersi tra tutte le cose che crediamo ci manchino, sfavillanti lucine che ci affanniamo a rincorrere,che il più delle volte ci distraggono dal tenere a mente quali siano quelle che davvero contano. Un tributo un po’ ‘’di cuore’’ di una persona a me cara per qualcuno che almeno fisicamente, non è più qui per ricordarcelo.

Tanti, troppi di noi spesso cercano di dare un senso compiuto, di definire con certezza ciò che può essere la Morte, ciò che essa comporta quando irrompe con violenza nell’esistenza di qualcuno. Ciò che si innesca nella nostra mente quando ci troviamo da un momento all’altro a dover far fronte all’improvviso Mancare di qualcuno. Soprattutto se si tratta di qualcuno che fino a quel preciso istante era parte imprescindibile ed essenziale della nostra vita. Ecco. Ci troviamo a dover accettare che quella persona così importante per noi ‘’non c’è più’’. Non potremo più parlarle, abbracciarla, stringerla forte a noi e rifugiarci tra le sue braccia quando ne avremo bisogno come l’ossigeno per respirare, non potremo più cercare nei suoi occhi quel conforto e quel coraggio che è sempre riuscita a tirar fuori dagli antri più tenebrosi e profondi del nostro cuore. Quella persona se n’è andata. Che ci piaccia o no ha lasciato una voragine al suo posto. Sta ora a noi colmarla delle cose belle che ci ha lasciato e per cui valga la pena di continuare a vivere, più forti di prima e più grandi di prima.

Questo è ciò che è successo circa sei anni fa, quando Imma, maestra elementare di Italiano ha ‘’terminato’’ il suo tempo su questa Terra, ed è volata via per colpa di un tumore al pancreas fulminante. Era appena riuscita a godersi un po’ di quel meritato riposo dopo una vita spesa per la cosa che amava forse di più al mondo: insegnare ai bambini a muovere i loro primi passi nel grande libro della vita. Per me lei era stata un modello da seguire, da imitare, mi aveva insegnato a leggere e a scrivere, e aveva fatto nascere, o meglio, aveva tirato fuori dalla mia timida facciata l’amore per la scrittura. Con lei avevo capito, seppur ancora molto piccola, che tutti possono essere quel qualcuno degno di essere conosciuto e ammirato dagli altri per ciò che è, per ciò che è in grado di lasciar trasparire dal suo incondizionato modo di essere e sentire.
Ora è come se lei fosse qui, davanti ai miei occhi, è un sogno, ma riesco a vederlo il suo sorriso che mi ha sempre ispirato fiducia, quel sorriso che il più delle volte ci piace così tanto perché in fin dei conti ci ricorda un po’ la mamma. Quel sorriso che rassicura, che ti fa sentire a casa e continua a ripeterti che qualsiasi cosa accada, l’unica cosa che devi fare è ricordarti chi sei e da dove vieni, riguardare le vecchie foto e sentire un bel po’ di nostalgia, magari con la vista annebbiata da qualche timida lacrima che non ha nemmeno il coraggio di scendere, ma rimanere se stessi sempre, non permettere mai a niente e a nessuno di sconvolgere così tanto la nostra esistenza da farci dubitare di chi siamo, siamo sempre stati e sempre saremo. Quello stesso sorriso che speri di avere tu un giorno con la persona che ti sarà posta accanto per il resto della tua vita, quel sorriso che la sera prima di andare a letto rassicurerà i tuoi figli e gli farà dire: ‘’Mamma ora voglio che tu mi legga una favola, però quando finisce che resti qui e dorma con me, non andartene più. ’’ Resta con me e sogna con me.

Eccola arrivare alle otto di mattina e varcare la soglia di quell’aula che trasuda ancora un po’ di torpore, e incrociare gli sguardi e le faccette sonnecchianti di ognuno di noi. Esordire con un buongiorno e annunciare con un’incredibile voglia di stupire e coinvolgere, l’imminente arrivo della recita di fine anno. Di lì gridolini di gioia ed entusiasmo alle stelle, quando si iniziano finalmente a provare le battute con l’aiuto della maestra di inglese che voleva che una parte della stessa recita fosse in lingua. E che bello! Sono la protagonista: Biancaneve! Sono così contenta perché la maestra Imma dice che vuole che sia io la principessa perché tra le mie compagne sono quella più sognatrice e mi si legge negli occhi la voglia di salire sul piccolo palco allestito da noi e recitare la parte della ‘’donzella in pericolo che aspetta impaziente il suo principe azzurro in sella al fidato destriero bianco’’, con il cuore che le batte all’impazzata e gli occhi che luccicano come piccole scintille di fuochi d’artificio pronte a travolgere tutti.

Ed è ancora lei a farci provare per la prima volta a cucinare degli squisiti dolcetti e biscotti per portarli a casa e farli assaggiare a tutti, recitare quella poesia che abbiamo imparato con tanto impegno, con quell’inguaribile e irrefrenabile voglia di bambini di dieci anni appena, di rendere le loro mamme e i loro papà fieri di essere lì a guardarli dare i frutti di tanto impegno, farli ridere di cuore e magari fargli anche scendere qualche lacrima di commozione mista a tenerezza.
Un certo Scilla osa dire, ‘’Due cose sono certe: l’Inizio e la Fine. L’inizio e la fine di una fiaba, l’inizio e la fine di una gara. L’inizio e la fine di una Vita. Quello che succede prima e dopo non interessa. A nessuno. È il contenuto della parentesi ciò che importa davvero. Nato nel 1948, morto il più tardi possibile, si spera. Fine. Persino la Morte ha un inizio e una fine. Forse.’’

Come può essere deludente, straziante e tragicamente angoscioso il momento in cui da un giorno all’altro, col pretesto di un semplice controllo medico si scopre di essere affetti da un male ormai incurabile, troppo esteso per essere stroncato, troppo profondamente radicato per essere estirpato come un’erbaccia viscida e purulenta. Un male che sconvolge la vita della persona che ne è colpita, ma che indirettamente e talvolta più fortemente getta addosso ai suoi cari una polverosa valanga di dolore e angoscia inimmaginabili, affiancate da un possente senso di Rabbia e impotenza. Quella rabbia che avvolge tutto e non lascia più spazio a nulla, priva il mondo di colori, odori, sapori e suoni, catapultando chi ne è colpito in un luogo ora vuoto e privo di contorni, rendendolo inerme ed arrabbiato più che mai con la vita e con Dio, a cui si finisce per chiedere ‘’perché a lei? Una persona così devota alla sua famiglia e al suo lavoro, attenta ad ogni dettaglio e ad ogni gesto o parola. Perché ora te la porti via? Non pensi a quelli che lascia con il volto rigato dalle lacrime?’’
Ecco. Tutto si riduce a questo semplice dato di fatto. Come esiste la vita esiste la morte. Certamente ognuno augura a se stesso e agli altri di giungere al capolinea con meno rimpianti possibili e soprattutto il più tardi possibile. Dover ‘’uscire di scena’’ nel modo più semplice e naturale, senza dolore o sofferenza, a causa della vecchiaia, nel proprio letto e magari con accanto la persona che si ama. Ma questo purtroppo non risulta sempre possibile.
A volte, come nel caso della maestra Imma, Qualcuno decide che il nostro tempo è finito, non per punirci di qualcosa, ma semplicemente perché è così e basta. Bisogna solo avere la forza per non lasciare che questo cambi la vita che abbiamo vissuto così ardentemente fino a quel momento, poiché se il meraviglioso castello di sabbia che avevamo costruito nel tempo con tanta fatica è venuto giù, non vuol dire che dobbiamo ora stravolgere ciò che è stato costruendone un altro totalmente diverso, magari più semplice, piccolo e che non ci rispecchia minimamente. Dobbiamo semplicemente avere il coraggio di ammettere e accettare che non sempre le cose vanno a finire come ci aspettavamo, o durano quanto ci eravamo prefissati. Sta poi ad ognuno di noi impugnare paletta e secchiello e di nuovo mettere in piedi il più bel castello di sabbia mai visto, avere il coraggio di ergerne uno IDENTICO a quello di prima, ma non splendente e intatto, bensì ancora più bello perché porta addosso le ‘’ammaccature e i graffi’’ di vita intensamente vissuta, che possa parlare agli altri di noi e far sì che si possa continuare a far vivere quella persona nei Ricordi che ci ha lasciato. Perché probabilmente lo scopo dell’esistenza di ognuno di noi è proprio questo: vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo e mettere in scena il più bello spettacolo che si sia mai visto, lasciare pezzi di cuore qua e là nelle mani di persone che a volte ci ricambiano dandoci un frammento del loro e altre che invece non ne sono in grado, esprimere sempre e a pieno noi stessi e lasciare a chi ha voglia di far parte della nostra vita qualcosa per cui valga la pena essere ricordati.

Questo dovrebbe essere l’obiettivo di ognuno di noi, far si che a fine spettacolo il sipario cali nel fragore di applausi e sorrisi stupendi e Veri, autentici. Perché ciò che di più bello può esser detto da qualcuno che ci conosceva è che non ce ne siamo mai andati, anche nel momento in cui non siamo più presenti fisicamente continuiamo a vivere nel Ricordo, il quale è in grado di far sorridere e piangere talvolta, forti di tutti gli insegnamenti ricevuti, degli indimenticabili momenti condivisi e in luogo della tristezza per ciò che non può essere più, la gioia di aver avuto al nostro fianco una persona straordinaria, che occuperà sempre un posto di riguardo nel nostro cuore, e grazie a lei aggiungere uno strumento in più per rendere il futuro ancora più bello e che valga la pena vivere, nel costante e insopprimibile ricordo di chi siamo diventati grazie anche a lei, così da rendere questa persona Immortale.

 

© Francesca Nardella

RIPRODUZIONE RISERVATA

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