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Alla scoperta del viaggio dantesco: le profezie dell’esilio

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10/07/2017 di Martina Michelangeli

Dante scrive la Divina Commedia nei pieni anni del suo esilio, avvenuto nel 1302: la storia del viaggio dantesco è ambientata nel 1300, perciò nel momento del viaggio Dante viveva ancora nella sua Firenze.
Nel corso del cammino nell’Inferno Dante incontra specifici personaggi, con i quali parla di Firenze: il tono di questi dialoghi è molto duro, evidenziato anche dall’uso delle invettive contro la città toscana; l’invettiva è una figura retorica, nella quale si tratta di un discorso violento contro qualcuno, in questo caso contro Firenze e i suoi abitanti.

Il primo personaggio che rivela la profezia della rovina di Dante è il dannato Ciacco, nel girone dei golosi, canto VI: attraverso le parole del concittadino, coperto dal fango (questa è la pena per il suo peccato commesso in vita) Dante propone al lettore una riflessione politica sulla vita comunale di Firenze, condannando la propria città per corruzione, il malgoverno e la faziosità per chi desidera avere il potere in politica e nella vita sociale. Il goloso in questo modo riferisce al pellegrino, vivo fra i morti, delle divisioni fra le fazioni dei Bianchi e dei Neri che porteranno all’alternarsi delle due parti al governo della città; ma quando i Neri riusciranno a prevalere sui Bianchi per Dante arriverà l’esilio e la sua conseguente rovina.

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La seconda profezia viene rivelata nel canto X dell’Inferno (canto degli epicurei e degli eretici), profezia sempre raccontata da un concittadino di Dante: si tratta del dannato Farinata degli Uberti, un uomo dedito alla politica di Firenze e schierato nella fazione nemica a quella di Dante. L’incontro fra i due avviene nei toni di due uomini contrapposti per ideologie politiche, ma uniti dall’amor di patria: l’evento drammatico dell’esilio verrà predetto dal concittadino Nero con toni duri e oscuri, rivelando a Dante che sarà vittima di quell’odio che rende i Fiorentini rei ed empi contro di lui e la sua famiglia.

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La terza profezia sarà rivelata dal maestro di Dante, Brunetto Latini nel canto XV, dove sono condannati i violenti contro Dio e contro natura: con toni cordiali, dati da una profonda amicizia, Brunetto rivela con tristezza e indignazione a Dante il suo triste futuro, a causa della sua città e dei suoi indegni cittadini, che gli renderanno dolore e male a causa della loro invidia e della corruzione della loro anima. L’allontanamento dalla propria città, però, permetterà al poeta Dante di ricevere la gloria letteraria, dimostrando il primato della letteratura sulla politica: l’opera letteraria può affidare una positiva eredità perpetua al poeta, portano alla gloria che prolunga la vita dell’uomo sulla terra, attraverso l’immortalità data dalla fama.
A differenza delle due precedenti profezie Dante non si dimostra turbato dalle parole del suo maestro Brunetto, anzi lo rassicura dichiarandosi pronto ad affrontare ciò che il fato e la fortuna gli riservano nel corso della sua vita.

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Questa nuova prospettiva dell’esilio preannuncia la rivelazione definitiva della vita di Dante, che avverrà attraverso le parole dell’avo Cacciaguida nel Paradiso (canto XVII): Dante nell’incontro con il suo avo può conoscere il significato del “viaggio della sua vita”, che comprende l’esilio e la gloria letteraria, essendo quest’ultima conseguenza del momento più doloroso della vita del Poeta. Dalla sofferente esclusione dalla propria patria nasce il grande ruolo profetico di Dante come portatore di reale e nobile virtù, attraverso la sua grande poesia.

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© Martina Michelangeli

RIPRODUZIONE RISERVATA

One thought on “Alla scoperta del viaggio dantesco: le profezie dell’esilio

  1. Giacomo ha detto:

    🌷 ❤ 📚

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In Viaggio con Dante

Rubrica a cura di Martina Michelangeli - Conoscere e studiare #Dante è un viaggio, un cammino, che se percorso con la giusta chiave di lettura può arricchire l'anima di ognuno di noi. Per cui, che questo nostro “viaggio culturale” abbia inizio… Io sarò la vostra guida e come in ogni viaggio che si rispetti ci sarà un’unica regola da rispettare: “non tornare come sei partito. Torna diverso."

Martina Michelangeli (Marino- RM, 1989) dopo gli studi scientifici (a.a. 2007-2008), la laurea in Lettere Moderne presso l'Università di Roma "Tor Vergata" (a.a 2010-2011) e la laurea Magistrale in Scienze del Testo presso l'Università di Roma "La Sapienza" (a.a. 2012-2013), ha concentrato la sua attenzione nel campo critico-filologico, in particolare riguardo gli studi danteschi. Nel febbraio 2012 la “Società Editrice Dante Alighieri SRL” ha pubblicato in ebook la sua tesi triennale. Ha collaborato con il laboratorio di Scienze del Testo per la trascrizione del manoscritto del “Fiore”, opera attribuita a Dante Alighieri, e della “vida” e la “razo” del trovatore Arnaut Daniel.Nel marzo 2014 la "Edizioni Galassia Arte" ha pubblicato un saggio sullo studio delle rime della “Divina Commedia”. Nell’aprile 2014 la “Edizioni Accademiche Italiane” ha pubblicato la sua tesi di laurea magistrale come pubblicazione scientifica. Nel luglio 2014 la "Edizioni Progetto Cultura" ha pubblicato il saggio di critica dantesca "Le Egloghe di Dante Alighieri". Nel settembre 2014 la "MonettieRagusa Editori" ha pubblicato il saggio "La personalità del Don Giovanni: l'importanza delle parole nella costruzione del Mito".Dal febbraio 2014 cura eventi culturali con le “Letture di Dante”, con caffè letterari e associazioni culturali. Da novembre 2014 è redattrice della nuova rivista di studi danteschi "Dante Domani" della casa editrice IBUC. Nel marzo 20150 ha vinto il primo premio del concorso letterario "Premio Dante Alighieri 2015" della EA Editore.

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