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Alla scoperta del viaggio dantesco: Madonna Beatrice

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29/05/2017 di Martina Michelangeli

Nella Divina Commedia ci sarà l’apparizione di Beatrice nel canto XXX del Purgatorio, dove la donna chiamerà per nome (e sarà la prima volta che accade all’interno di tutta l’Opera) il pellegrino Dante e lo ammonirà: Beatrice ricorda al poeta di averlo sostenuto nella sua vita giovanile per guidarlo nella via della virtù, ma alla morte dell’amata egli si è perso nel peccato ed è ora suo compito riportarlo verso la salvezza della sua anima.
Ma chi è questa donna tanto lodata da Dante? Il poeta presenta Beatrice ai lettori nella Vita Nuova, opera composta nel genere letterario del prosimetro, cioè l’insieme di testi poetici accompagnati dal testo in prosa, usato per commentare le composizioni poetiche, ma anche per narrare situazioni ed vicende della vita del poeta. Dante con la poesia dello Stilnovo presenta la donna come una nuova e ricca figura simbolica e il linguaggio con cui Dante descrive la bellezza di Beatrice è dolce e razionale nello stesso tempo: l’intento del Fiorentino è di raccontare la sua vicenda autobiografica unita alla sua avventura intellettuale di poeta.

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Nel testo si racconta del primo incontro fra Dante e Beatrice, figlia di Folco Portinari, che avvenne all’età di nove anni nella chiesa di Santa Croce a Firenze: da quell’incontro il giovane Dante rimane colpito dalla bellezza della piccola Beatrice, che rincontrerà nove anni più tardi, cioè all’età di diciotto anni, in cui ci sarà il saluto della donna portando all’innalzamento della passione del poeta per la giovane con la scrittura di liriche d’amor cortese a lei dedicate.
Dante ripercorre le esperienze d’amore suscitate dalla bellezza della donna, amore non solo positivo ma che può portare anche alla sofferenza nel cuore del poeta: la sola presenza dell’amata porta nel animo di Dante un forte turbamento, tanto da essere schernito in un’occasione dalle altre donne e dalla stessa Beatrice.

La sofferenza d’amore sarà massima nel momento della prematura morte dell’amata (1290), portando il poeta nello sconforto, che egli cercherà di superare dedicandosi completamente alla scrittura e agli studi filosofici e teologici: Dante sente di essersi smarrito e di subire un senso di perdita data dall’assenza dell’amata.

I continui sospiri e i ricordi di Dante rivolti verso Beatrice faranno avere al poeta una visione, in cui la donna appare con lo stesso aspetto di quando Dante la vide per la prima volta rivelando il compito del Fiorentino: dovrà esaltare Beatrice e trasformare il suo pensiero in uno “spirito peregrino” per poter raggiungere il cielo e contemplare da vicino gli occhi dell’amata.
I sentimenti di tristezza dati dalla scomparsa della donna portano alla formazione di quella figura che sarà di rilievo nella Commedia: Beatrice diventa sia nella storia di Dante uomo che di Dante poeta una guida sicura, a tal punto che Dante concluderà la Vita Nuova promettendo alla “donna gentile” un’opera più ambiziosa per esaltarla ancora di più agli occhi dei lettori:

Appresso questo sonetto apparve a me una mirabile visione, ne la quale io vidi cose che mi fecero proporre di non dire più di questa benedetta infino a tanto che io potesse più degnamente trattare di lei1. 2. E di venire a ciò io studio quanto posso, sì com’ella sae veracemente2. 3. Sì che, se piacere sarà di colui a cui tutte le cose vivono, che la mia vita duri per alquanti anni, io spero di dicer di lei quello che mai non fue detto d’alcuna3. 4. E poi piaccia a colui che è sire de la cortesia, che la mia anima se ne possa gire a vedere la gloria de la sua donna, cioè di quella benedetta Beatrice, la quale gloriosamente mira ne la faccia di colui qui est per omnia secula benedictus4.

Questa promessa sarà mantenuta ventitré anni più tardi proprio con la composizione della Divina Commedia.

 

 

 

 

 

© Martina Michelangeli

 

RIPRODUZIONE RISERVATA

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In Viaggio con Dante

Rubrica a cura di Martina Michelangeli - Conoscere e studiare #Dante è un viaggio, un cammino, che se percorso con la giusta chiave di lettura può arricchire l'anima di ognuno di noi. Per cui, che questo nostro “viaggio culturale” abbia inizio… Io sarò la vostra guida e come in ogni viaggio che si rispetti ci sarà un’unica regola da rispettare: “non tornare come sei partito. Torna diverso."

Martina Michelangeli (Marino- RM, 1989) dopo gli studi scientifici (a.a. 2007-2008), la laurea in Lettere Moderne presso l'Università di Roma "Tor Vergata" (a.a 2010-2011) e la laurea Magistrale in Scienze del Testo presso l'Università di Roma "La Sapienza" (a.a. 2012-2013), ha concentrato la sua attenzione nel campo critico-filologico, in particolare riguardo gli studi danteschi. Nel febbraio 2012 la “Società Editrice Dante Alighieri SRL” ha pubblicato in ebook la sua tesi triennale. Ha collaborato con il laboratorio di Scienze del Testo per la trascrizione del manoscritto del “Fiore”, opera attribuita a Dante Alighieri, e della “vida” e la “razo” del trovatore Arnaut Daniel.Nel marzo 2014 la "Edizioni Galassia Arte" ha pubblicato un saggio sullo studio delle rime della “Divina Commedia”. Nell’aprile 2014 la “Edizioni Accademiche Italiane” ha pubblicato la sua tesi di laurea magistrale come pubblicazione scientifica. Nel luglio 2014 la "Edizioni Progetto Cultura" ha pubblicato il saggio di critica dantesca "Le Egloghe di Dante Alighieri". Nel settembre 2014 la "MonettieRagusa Editori" ha pubblicato il saggio "La personalità del Don Giovanni: l'importanza delle parole nella costruzione del Mito".Dal febbraio 2014 cura eventi culturali con le “Letture di Dante”, con caffè letterari e associazioni culturali. Da novembre 2014 è redattrice della nuova rivista di studi danteschi "Dante Domani" della casa editrice IBUC. Nel marzo 20150 ha vinto il primo premio del concorso letterario "Premio Dante Alighieri 2015" della EA Editore.

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