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La volpe e l’Uva

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06/05/2017 di Francesca Nardella

‘’Chi #sminuisce a #parole quello che non gli riesce, dovrà applicare quest’esempio a #sé’’.
Che poteva volerci dire #Fedro con questa #massima? Chi non conosce la favoletta della #volpe e #l’uva? Quante volte queste parole son venute fuori dalla bocca dei nostri nonni, o di anziani che volevano farci semplicemente riflettere su qualcosa che è continuamente davanti ai nostri occhi?

Chiunque, qualunque età abbia, sarà la nostra volpe, che urtata e infastidita dal non riuscire a stringere tra le zampe, nonostante i suoi sforzi l’oggetto del proprio desiderio, rinuncia e accampa scuse per sminuirne il valore, proclamando di non essere stata nemmeno realmente interessata a gustare quell’uva, tanto acerba pareva. Perché mai la volpe si comporta così? Se fino ad un attimo prima non faceva altro che saltellare per darle un morso? All’improvviso quell’uva le dà il voltastomaco.

Può essere il risultato di una scottatura, una delusione che ci ha talmente feriti da catapultarci immediatamente al polo opposto. Vuoti, spaventati, inermi. C’invade un immenso,trafittivo senso di rabbia, che non poche volte finisce per trasformarsi nei più orgogliosi tra noi in un atteggiamento di sdegno e superiorità. Risultato? Fulmineo disinteresse per quel qualcuno o qualcosa che in qualche modo si è dimostrato troppo ‘al di sopra’ delle nostre capacità.

Il passo è più lungo della gamba.

Finora miravamo dritti ad una meta, il resto attorno era invisibile, avremmo fatto di tutto per ottenere quel lavoro, quella gratificazione, l’interesse di quella persona che c’intrigava così tanto. Ma nell’esatto momento in cui ci accorgiamo di non arrivarci, o peggio, ci rendiamo conto che ci costerebbe addirittura fatica, iniziamo a svalutare il tanto agognato oggetto del nostro desiderio.

‘Cosa? Quello? Non mi interessava neanche, scherzi? Era solo un gioco, una stupida scommessa con me stesso.’

Non prendiamoci in giro, è un modo come un altro per non ammettere un fallimento, o comunque il fatto che quella cosa o quella persona non la vogliamo davvero, perché quando una cosa la vuoi, il modo lo trovi. Non importa quanto ti costerà. Ci preoccupiamo solo di lasciar illeso il nostro amatissimo orgoglio. Piuttosto che ammettere un limite e rimboccarci le maniche per eluderlo, permetterci di migliorarci, di ‘crescere’, ha più presa su di noi l’apparenza, che la sostanza.

‘Come mi giudicheranno se non ci riesco?’

Ma viviamo per gli altri o per noi stessi?

Se ci preoccupassimo meno di mantenere il posto sul podio, scendessimo da quel piedistallo che il più delle volte ci frena, realizzeremmo che la ‘fame’ dell’uva è più forte della pigrizia, o della paura di cadere.

‘Vuoi farlo per te? Quanto credi sia lunga la vita per permettere a qualcun altro di viverla al tuo posto illudendoti di saper scegliere per te stesso?’

Invece di accontentarti delle cose facili prova a guardarti allo specchio ed ammettere quel minuscolo fallimento, sarà il tuo punto di partenza.

Dai a te stesso la possibilità di correre e sudartela quell’uva, fai tesoro degli sbagli e una parola sola: Umiltà!

Il suo sapore sarà nettare.
  
 
 
 
© Francesca Nardella
 


 
 
RIPRODUZIONE  RISERVATA

 
 
 

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