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Le origini della letteratura in volgare: i primi documenti 

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30/04/2017 di Ilenia Nese

Quando sono nati i primi testi in volgare ( dal latino “vulgaris” la lingua del popolo), si ricercava un certo ritmo, uso di figure retoriche, modifiche nell’ordine e nella disposizione delle parole, fino alla divisione in versi e in strofe per i testi poetici. Da questo punto di vista, era la storia di una letteratura di cui si riconosceva, come carattere dominante, il fatto che fosse stata espressa in volgare italiano.

Dal 400-500 in poi,ci fu una lingua letteraria comune alle classi colte, modellata sul fiorentino letterario, ed evolutasi in età contemporanea anche nell’italiano di oggi.
Fino all’inizio del 500, la letteratura è una letteratura plurilinguistica, che si serve di lingue diverse, con una straordinaria ricchezza nella possibilità d’uso di strumenti differenti. In quei secoli, in Italia si fa poesia o si scrivono testi letterari in latino, in antico francese, in provenzale, in greco, in ebraico e arabo. Alcuni grandi scrittori passano senza difficoltà da una lingua all’altra, a seconda delle necessità di comunicazione.
Si è parlato di un ritado della letteratura italiana rispetto alle altre letterature europee, dove erano già nati la “chanson de Roland”, il “Cid” e i canzonieri provenzali.
Rare sono le prime attestazioni dell’uso del volgare. La più antica sembra il breve testo di un indovinello ritrovato in un manoscritto della Biblioteca Capitolare di Verona, e perciò chiamato “Indovinello veronese”, della fine dell’VIII secolo. Esso è scritto in una lingua intermedia fra latino e volgare ( distinto dalla caduta delle desinenze consonantiche e dalla scomparsa della declinazione dei casi). L’emanuense, in una pausa del proprio lavoro, rappresenta la propria mano come un agricoltore, che spinge avanti i buoi ( le dita), ara bianchi prati ( la carta), impugna un bianco aratro ( la penna) e sparge un nero seme ( l’inchiostro).
Molto significativi sono anche 4 documenti scritti a Capua fra 960 e 963, i “Placiti campani”, in cui un giudice Arechisi riconosce diritti di proprietà dell’abbazzia di Montecassino, grazie alle dichiarazioni di alcuni testimoni che testano parole in volgare di fronte al giudice. Il testo in volgare ( di nuovo distinto dalla caduta delle desinenze flessive, dalla subordinazione per mezzo della congiunzione “ko” e dalla presenza di un parlato campano) è inserito all’interno del documento latino, per dare più forza alla registrazione della testimonianza.
Sono voci del popolo anche le frasi che vengono scritte su un affresco della chiesa inferiore di San Clemente a Roma alla fine dell’XI secolo. Vi si illustra un episodio prestigioso della vita del santo che, sul punto di essere catturato, riesce a sfuggire e lascia che i suoi persecutori trascinino una pesante colonna. La narrazione per mezzo delle immagini si fa comica perché entrano in scena personaggi “bassi”. Sotto il sorriso di San Clemente, la lingua italiana nasce anche con le parole scritte sulla parete come se fossero dei fumetti, pronunciati da quei “fili de la pute”, espressione che non ha cambiato il suo valore semantico.
 
 
Fonte: Piccola storia della letteratura italiana, Carlo Vecce. 



© RIPRODUZIONE RISERVATA



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Ilenia Nese

Ilenia Nese è una ragazza siciliana della provincia di Palermo, nata a Cefalù il 05/08/1996. Si è diplomata al Liceo Linguistico "Ninni Cassarà" di Cefalù nel 2015 e attualmente è una studentessa di mediazione linguistica all'università "l'Orientale" di Napoli. Le piacciono il mondo dell'arte,della letteratura e della storia. Ilenia suona il flauto traverso e dal 2013 fa parte della banda musicale "Euterpe di Lascari (PA). La sua passione è la scrittura e le piace scrivere articoli di giornale. Il suo sogno è quello di perfezionare il livello linguistico del tedesco e di intraprendere la carriera giornalistica.

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