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La Rivoluzione di “Fortunato Picerno”

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29/04/2017 di Pietro Romano

Con la gola secca di sabbia/la mia voce si fa tormento,/come il leone oppresso nella gabbia:/sembra ruggire, ma è solo lamento./Stanco è il mio viso segnato/dal peso delle maschere che indossa,/dalle ansie carrieristiche solcato,/se ne libera cercando la riscossa./Abbandonare questo studio sì avvilente,/percorrere foreste del libero pensiero,/è il nuovo desiderio che mi prende:/tra le onde del sapere, trionferò veliero”.
Questi alcuni versi di “Sto preparando la rivoluzione, primi scritti confusi” di Fortunato Picerno, classe 1990, potentino d’origine di stanza a Roma. Giurista in carriera con il vizio della scrittura, ha ottenuto già diversi riconoscimenti in ambito letterario. Classificatosi nel 2016 tra i finalisti del Premio di Poesia Alda Merini, nello stesso anno consegue, con la sua prima raccolta di poesie, il primo premio, nella sezione inediti, del della XXI edizione del premio nazionale di poesia “Massimiliano Kolbe”. Nel 2017 è stato premiato al Premio Internazionale Universum Basilicata.
Ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda sulla sua prima raccolta di testi.

 

Perché intitolare una silloge “Sto preparando la rivoluzione?” Che valore ha parlare di «rivoluzione» ai nostri giorni? E perché porre Nietzsche in apertura alla raccolta?

18191465_10213160715759161_1312543195_nNietzsche è il filosofo che più ha approfondito, tra le altre cose, lo studio del processo creativo. L’apollineo, il dionisiaco e la loro fusione per la “Nascita della tragedia” non possono non essere un riferimento per chi vuole farsi trasportare dalla fantasia. Del resto io voglio rivoluzionare me stesso, la poesia contemporanea e la società, una cosa del genere può avvenire solo con la fantasia.


 

 

Leggendoti, ho avuto la sensazione che la tua poesia rimandi a un’immagine di vitalità prorompente e gioiosa espressa attraverso l’esaltazione di varie figure femminili. Dalla lirica a Irene leggiamo: “Sei ovunque /esista/il bisogno./Preziosa e unica:/perla nera./La generosità/appartiene a te/ come/ l’irriconoscenza/ agli uomini/che popolano/la tua vita/e questa terra./Sei pane/per gli ingordi.”

 

Di quale significato è detentrice la donna all’interno della silloge?

Mi sono servito della donna per costruire la metafora con cui ho spiegato il mio concetto di bellezza. Partendo dalla letteratura greca e dalla sua kalokagatìa, dove la bellezza è sinonimo di bontà, ho riprodotto il concetto ma come sinonimo di autenticità. L’assioma per il quale la bellezza è tale quando è naturale è espresso chiaramente nel libro attraverso il volto di una donna nella poesia “Naturale” o la storia contenuta in “Irene”. La sua storia mi ha sempre colpito molto: una donna che continua a donare la sua amicizia anche a chi, per ingordigia, non ne apprezza più il sapore, il valore.

 

In che quadro si inscrivono gli omaggi a Caravaggio e a Paolo Sorrentino?

Sono entrambi degli artisti che hanno utilizzato un linguaggio antiretorico, che poi è il linguaggio che anche io voglio adottare per esprimere la mia poetica. Le poesie che portano il loro nome tuttavia, sono il frutto di un’altra indagine: quella antropologica. Ho provato a pensare a loro semplicemente come uomini, ho provato ad immaginare le loro sensibilità, la loro fragilità. Per questo motivo mi sono permesso di chiamarli per nome: perché a me interessava quello che è dietro Sorrentino e dentro Paolo, fuori da Caravaggio ma custodito nel cuore di Michelangelo (Merisi).



Non voglio essere capito./Non voglio essere compreso./Voglio continuare a vivere/come dico io, niente escluso./Voglio andare avanti a modo mio:/credere nell’arte e nel mio Dio./Non posso fermarmi a respirare,/l’adrenalina è il mio modo di pensare.[…]Chi dice donna dice danno,/dicono gli stolti;/che per orgoglio/pezzi di cuore si son tolti.[…]Come le tappe del mio viaggio:/leggero come un petalo/lungo come il sempre.[…] Questi sono alcuni dei versi tratti da “Credo in un solo io”. Nella lirica ricorrono alcuni motivi che poi attraverso l’intera silloge: l’atteggiamento velleitario e sognante, la fiducia nell’arte e nel proprio credo, l’amore del viaggio e della scoperta, l’esaltazione della figura femminile.

 

Come connetti l’insieme di queste tematiche con la proposta di un nuovo Umanesimo auspicato in Rivoluzione da cui prende titolo la raccolta?

Per Schopenhauer l’arte rappresenta l’unico sollievo per le vite che oscillano, come un pendolo, tra noia e dolore. Proprio attraverso l’arte, del resto, l’essere umano osserva i suoi simili e la realtà che lo circonda. Capisce e conosce il tempo. Per questa ragione confrontarsi con l’arte significa esercitare l’unico vero potere che ha l’uomo: il pensiero. Un nuovo umanesimo, in fondo per me, è proprio questo: riappropriarsi del pensiero e rimettere al centro della riflessione proprio l’essere umano. Ecco, nell’epoca della semplificazione, non sarebbe un gesto scontato riappropriarsi della superiorità del pensiero.


 

Notevole trovo “Fatalità”: L’irretroattività dell’attimo.

Da dove nascono questi versi? In che modo abbracciano la poetica dell’uomo che si staglia sull’orizzonte del futuro?

Ho provato a scrivere una sorta di Haiku, un omaggio alla poesia aforistica ma, in realtà, mi divertiva soprattutto l’idea di creare una definizione per qualcosa che non può essere definito.

 


 Come definiresti la tua poetica? Quali altri progetti letterari serbi per il futuro?

Troppo presto per una definizione complessiva, anche perché rischierebbe di rendere statico un lavoro che, invece, è ancora tutto in evoluzione. Mi piacerebbe frequentare stili e temi diversi e pubblicare opere sempre originali e diverse tra loro. Per esempio il libro che sto finendo di scrivere sarà “impressionista”. Non è mai esistita una poesia “impressionista” ed è esattamente quello che sto cercando di creare con “En plein air”. Oltre questa silloge sto lavorando alle poesie per le nuove composizioni del Direttore d’orchestra Paolo Longo. E’ molto stimolante poter scrivere per un artista del suo calibro ed è ancor più coinvolgente l’esperienza di farlo direttamente sulla musica.


 

 © Pietro Romano 


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