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Il regista Pierfrancesco Campanella

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06/04/2017 di Redazione @OneElpis

 

 

In questi anni, hai diretto film di vario genere, spaziando dall’erotico, alla commedia e al thriller. Quale ti rappresenta di più?
Senz’altro il thriller erotico, una tipologia di pellicole molto in voga a cavallo tra la fine degli anni sessanta e i primi settanta. Oggi quei film non si fanno più ed è un vero peccato.

 

Hai lavorato con grandi attrici come Alida Valli, Dalila Di Lazzaro, Florinda Bolkan e con artiste note per la loro trasgressività come Donatella Rettore e Eva Robin’s. Hai qualche ricordo o aneddoto su qualcuna di loro?
Tantissimi. Alida Valli era una grandissima professionista che, nonostante l’età, non si stancava mai. Una notte giravamo in pieno inverno in un freddissimo altopiano bolognese e lei era capace di ripetere la stessa scena decine di volte di seguito senza lamentarsi, camminando in salita, su un terreno impervio, districandosi tra i sassi acuminati. Di Dalila ricordo l’ironia e la semplicità, oltre alla sua disponibilità a dare preziosi consigli, forte della sua grande esperienza di set. Di Florinda mi vengono in mente le grandi mangiate in allegria che facevamo, a volte a casa mia, a volte nella sua villa sul lago. Entrambi ottimi cuochi. Rettore… be’, che te lo dico a fare… è un mito. Un mito di simpatia e di umanità, oltre che di genialità artistica. Eva è di una vitalità e intelligenza senza pari, graffiante al punto giusto.

 

Come vedi il cinema Italiano di oggi?
Male, grazie. C’è una certa pigrizia da parte di produttori e distributori. Di fatto si fanno solo commedie. A volte riuscite, a volte meno. Ormai però si avverte un certo logoramento e tanta ripetitività. I film inutili, autoreferenziali, quelli pseudo- impegnati con velleità intellettivo-culturali, che però quasi mai escono in programmazione, sono invece destinati ad esaurirsi, dal momento che cambieranno i meccanismi dei pubblici finanziamenti (unico motivo per cui certi registi “sfigati” riuscivano a lavorare, nonostante i continui flop). Negli anni d’oro del cinema italiano, quando la massa popolava le sale, c’erano molti filoni e l’offerta era molto più varia, in grado di accontentare tutti i gusti.

 

Secondo te, per il cinema di genere in Italia, c’è speranza per un ritorno al successo?
Me lo auguro. Anch’io sto per tornare sul mercato, visto che da un po’ di anni ero fermo in attesa di tempi migliori.

 

Ultimamente, ti sei dato anche alla produzione di giovani autori. Hai intenzione di dedicarti principalmente a questa attività?
Amo questo lavoro a trecentosessanta gradi e quindi, se da un lato incrementerò la mia missione di talent-scout, valorizzando giovani autori, non per questo rinuncerò a fare delle cose nelle quali mi espongo in prima persona. Lo so, è una minaccia, ma sono una persona di parola che mantiene sempre le minacce! Attenti, quindi.

 

All’epoca della sua uscita, come fu accolto “Bugie Rosse”, visto che trattava un argomento scomodo come quello dell’omosessualità poco affrontato (almeno a quei tempi) nel cinema?
Quel film mi procurò un mare di guai e fui al centro di grosse polemiche. Venni rimproverato dalle associazioni omosessuali di aver dato una immagine distorta del mondo omosessuale, mostrandone solo gli aspetti “violenti”. Ma la cosa paradossale è che fui contestato anche dai cosiddetti “normali”, che non gradivano il messaggio del film, secondo il quale in ognuno di noi, potenzialmente, ci sono lati oscuri e attitudini ambigue. Diciamo che “Bugie Rosse” era un po’ troppo avanti nei tempi: oggi, probabilmente, non avrebbe scandalizzato nessuno.

 

Quale fra i tuoi film è quello che ami di più?
Quello che farò, se me lo faranno fare.

 

Puoi anticipare ai lettori di One Elpis, qualcosa sui tuoi progetti futuri?
Ho appena licenziato l’edizione definitiva di un corto, intitolato “L’Amante Perfetta”, una commedia grottesca sull’incomunicabilità nei nostri giorni. Attualmente sono impegnato in un documentario su Marco Ferreri, il grande maestro, autore di film come “La grande abbuffata” e “I love you”, del quale quest’anno ricorre il ventennale della scomparsa. E poi c’è il progetto di un film lungo, una storia agro-dolce, che sarà una vera sorpresa per i miei estimatori. Pochi che siano (ho molti più “detrattori”), ho anch’io un mio piccolo gruppo di cultori di cinema che mi segue da tanti anni e mi sostiene con affetto. Colgo l’occasione per ringraziare tutti i miei fan (più che altro… pazzi). E’ anche per non deludere loro che ho intenzione di riprendere il mio posto, in maniera più stabile di quanto non abbia fatto negli ultimi tempi, dietro la macchina da presa.

 

 

© Roberto Ricci 

 

RIPRODUZIONE RISERVATA 

 

 

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Roberto Ricci

Nasce ad Ancona il 30-12-1963, dove risiede e svolge la professione di parrucchiere. Nel 2012, oltre a festeggiare il ventennale dell'attività, vince il Premio Racconti Nella Rete "sezione corti", un concorso legato al Festival letterario LuccAutori, con il racconto thriller IL CAPPOTTO, che diventa un cortometraggio diretto da Giuseppe Ferlito. Segue la raccolta RESPIRO TAGLIENTE, contenente quello e altri tre racconti dello stesso genere. Nel 2014, esce la seconda raccolta BUIO ROSSO, contenente sei nuovi racconti più i quattro della precedente. Da uno dei nuovi, GUANTI NERI, viene tratto l'omonimo cortometraggio diretto da Federico Tadolini. Altri due, L'INQUIETANTE NOTTAMBULO e LA BALLERINA, vedono una trasposizione a fumetti, in un albo distribuito dalle Edizioni Inkiostro e presentato a Lucca Comics. Il racconto LE PALLINE DI NATALE, viene pubblicato nell'antologia "Schegge Per Un Natale Horror 2014". Nel 2015, pubblico IL VEGLIONE DI CARNEVALE nell'antologia "Ombre Gialle Brividi Neri" e scrive il soggetto inedito del cortometraggio NEL SILENZIO DELLA NOTTE, diretto da Massimiliano Belvederesi. Nel 2016, esce il terzo libro (primo romanzo) dal titolo L'ACCONCIATURA SBAGLIATA. Scrive il soggetto inedito del mediometraggio IL SEGRETO DI CAINO, diretto da Luca Guerini. IL LOCULO DI FIANCO, è un racconto pubblicato nell'antologia "Z Di Zombie 2016". Vince uno dei premi "Menzione Speciale", al concorso Giulia In Giallo - Delitti E Diletti (legato al Festival del giallo di Giulianova), con il racconto LA STANZA DEL SANGUE, pubblicato nell'antologia ufficiale del concorso, ed un altro premio per il racconto E' SOLO UN GIOCO" al concorso Racconti Marchigiani, pubblicato nell'omonima antologia. Nel 2017 sono previsti: il lavoro teatrale MALA TEMPORA, che andrà in scena a metà Aprile. Il cortometraggio IL PROVINO, che sarà presentato in estate. Entrambi i lavori, lo vedono a collaborare nuovamente con Luca Guerini. Inoltre per fine anno, è prevista la prima del film TANGO OSCURO, per la regia di Massimiliano Belvederesi. Nel frattempo però, si ricorda sempre che il suo lavoro principale è quello di parrucchiere, e vi aspetta nel suo salone di Via Trieste 11a. Nel 2017 sono ben 20 anni di negozio. Nozze d'argento!!!!

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