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Valori, disvalori e miti nello sport

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15/03/2017 di Redazione @OneElpis

Maria Meo

 

| Lo sport rappresenta una grande metafora della vita mantenendo invariata la sua vitalità. la sua dimensione eroica che veicola, la spinta trasformativa, e la dimensione sacrificale. Dimensione che lo rende il tramite per la realizzazione di un uomo completo.

Solo nella pratica sportiva gli uomini accettano il sacrificio che è connaturato alla metafora, infatti il valore supremo nello sport è proprio l’uomo, che sia esso partecipante o spettatore dell’attività sportiva.
È sacrificio perché lo sport è il campo privilegiato delle attività fisiche e coordinative, ma rappresenta anche una continua sfida con se stessi e con i propri limiti. Pertanto da un lato rappresenta un’attività competitiva che premia la superiorità individuale, dall’altro la sua pratica richiede l’accettazione dei valori universali, come la solidarietà, il rispetto dei limiti, la lealtà, la fiducia, e così via.
Invariato rimane il valore mitico e la pedagogia eroica dello sport. Mito e pedagogia che viene accettata e seguita da milioni di persone, con lo stesso entusiasmo con cui gli atleti greci giocavano ai Giochi Olimpici. Ciò testimonia l’eterna vitalità del mito e il suo modo di strutturare l’individuo.
Tuttavia, non bisogna dimenticare che lo sport si contestualizza in una società di massa in cui anche i miti assumono una connotazione di massa. Ciò causa distorsioni, strumentalizzazioni e talvolta la struttura del mito, mutandolo nell’esatto contrario di ciò che dovrebbe essere.
Detto in altre parole, se il mito dello sportivo come eroe viene collocato nella logica di mercato, diventa un mito atto solo ad incrementare la vendita, di conseguenza perde la propria identità eroico – sportiva.
Lo sport può anche essere utilizzato per sviluppare con tutti i mezzi (anche illeciti) una competitività fine a se stessa, che tende a fare dello sport una fotocopia del modo di essere che vige in una società nemica dei valori umani.
Si pensi alle tifoserie calcistiche che formano, sugli spalti degli stadi, degli aggregati sociali che assumono delle colorazioni mitiche. In essi, le azioni violente assumono un carattere sacrificale (che indica un disagio nell’uomo mai risolto) in cui l’individuazione di un capro espiatorio, è la condizione per costruire una propria fittizia identità in una sorta di comunità ancestrale.
Da quanto detto si evince che lo sport, in particolare il calcio è diventato frequente occasione per la violenza e l’intolleranza. Sotto la lente dei valori è sempre più un intreccio tra finanza e politica. Ciò ha contribuito non solo a fare del calcio un mondo che si ritiene al di fuori e al di sopra della legge, ma anche a dare ai dirigenti del mondo calcistico un senso di superiorità.
Lo sport del nuovo millennio sta dunque cambiando le sue caratteristiche, in quanto si è andato progressivamente trasformando in un genere di consumo. I protagonisti di questa metamorfosi sono stati i mezzi di comunicazione di massa, in particolare della televisione satellitare. Lo sport che maggiormente ha beneficiato dell’avvento del sistema comunicativo è il calcio, il quale nella seconda metà del Novecento si è conquistato un primato di ascolto e di attenzione sociale, diventando così una sorta di bene comune. Intendendo con questa definizione qualcosa che appartiene al pubblico, fino a diventare un abitudine e un riferimento esistenziale.
Il calcio si consuma oramai in ogni momento dell’anno: la sospensione o il rinvio di una partita di campionato diventano oggetto di titoli di prima pagina anche sui quotidiani non sportivi.
Questo fenomeno ha cambiato il pubblico calcistico, accentuando il bisogno di protagonismo delle tifoserie: esse considerano l’evento sportivo trasmesso dalla televisione come un’opportunità per esibire umori, colori, sentimenti, bisogni.
Da quanto detto si evince che dal punto di vista dei disvalori, si può affermare che questi rappresentano l’insieme dei contenuti negativi che le attività motorie possono implicare.
A partire da queste considerazioni, si fa strada l’esigenza di uno sguardo etico che sia in grado di comprendere la relazione tra sport e promozione dei valori
Quale posto occupano i valori dello sport in questo contesto? Secondo Weber il valore è un criterio simbolico di valutazione dell’azione sociale. Secondo Parsons invece i valori assumono una funzione di controllo sulla società, e quindi sono importanti nel momento in cui vengono interiorizzati al fine di mantenere l’equilibrio del sistema sociale.
In base a quanto detto si può concludere affermando che lo sport è uno dei grandi interpreti del mutamento della società e come tale è auspicabile che le nostre società contribuiscano a valorizzarlo e ad accrescere i suoi valori originali, consapevoli della mediazione che oggi viene esercitata dalla moltiplicazione delle agenzie formative.

 

Maria Meo

(Educatrice & Pedagogista)

 

RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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