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Giovanni Pascoli: vita, poetica e opere

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22/02/2017 di Salvatore Varriale

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Giovanni Pascoli
nasce il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna, in provincia di Forlì-Cesena ed è il quarto di dieci fratelli. La sua vita è presto sconvolta dalla morte del padre, ucciso a fucilate il 10 agosto 1867 mentre tornava a casa. Questa perdita segnerà la vita del poeta, così come, negli anni successivi, quelle di una sorella, del fratello e della madre. Nel 1873 si si iscrive alla facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, dopo aver vinto una borsa di studio elargitagli da una commissione con a capo Giosuè Carducci. A partire dal 1876 Pascoli frequenta i circoli socialisti bolognesi; poi, nel corso di una manifestazione sindacale, viene arrestato e deve restare in carcere per tre mesi. Uscito di prigione, si dedica di nuovo agli studi e nel 1882 si laurea in letteratura greca. Insegna prima a Matera, poi in Toscana, dove vive in compagnia delle sorelle minori Ida e Maria (Mariù). Con le sorelle Pascoli sviluppa un rapporto pesante, a tratti morboso e nevrotico. Il suo desiderio è quello di ricostruire il ‘nido’ famigliare e, per raggiungere tale scopo, esclude dalla sua vita ogni prospettiva di matrimonio, persino di relazione sentimentale! Non a caso, il matrimonio di Ida, nel 1895, viene considerato da lui come un tradimento! Qualche anno più tardi Pascoli ottiene una cattedra presso l’Università di Bologna e si trasferisce assieme a Mariù a Castelvecchio di Braga, nella zona della Garfagnana. In seguito, lavora nelle Università di Messina, Pisa e infine Bologna. Nel 1891 pubblica la prima edizione di “Myricae”, accolta benevolmente, tra gli altri da D’annunzio. Nel 1897 esce la prima edizione dei “Poemetti”, legati al mondo rurale della Garfagnana. Seguono i “Canti di Castelvecchio”, nel 1903, e l’anno dopo, i “Poemi Conviviali”. Nell’ultimo periodo di vita, dopo aver pubblicato alcune composizioni di argomento storico, si dedica alla politica. Ma la sua adesione giovanile al socialismo si è da tempo trasformata in esaltazione del nazionalismo piccolo-borghese dell’Italia giolittiana, mitigato però da istanze vagamente umanitarie. E’ lui tenere il famoso discorso in pubblico “La grande Proletaria si è mossa”, esaltando l’intervento militare italiano in Libia. Pochi mesi dopo aver pronunciato questo discorso, muore di cancro a Bologna, il 6 aprile del 1912.

La poesia

Pascoli pratica simultaneamente generi poetici diversi, senza però rendere le sue opere disomogenee in quanto a temi e linguaggio. Una sua abitudine è quella di aggiungere componimenti nuovi al nucleo originario dei propri libri. Non a caso la prima edizione di“Myricae”, pubblicata nel 1891, contiene ventidue versi, i quali diventano però più di centocinquanta nella quinta e ultima edizione del 1900. Si può parlare, dunque, di un continuo arricchimento testuale che nel corso degli anni modifica – ma non rivoluziona – gli assetti precedentemente fissati


Myricae

Il titolo dell’opera allude a un verso tratto dalle “Bucoliche” di Virgilio e posto in epigrafe al volume: arbusta iuvant humilesque myricae, “mi piacciono gli arbusti e le umili tamerici”. Myricae è caratterizzata da svariate strutture strofiche – dal sonetto alla ballata, dalle terzine ai madrigali – e metriche, con una predilezione per il novenario. Le poesie descrivono in maniera sintetica oggetti poetici comuni, legati perlopiù alla sfera famigliare, come animali, piante, borghi, presenze umane e piccoli eventi quotidiani, ma ognuno di essi nasconde un messaggio segreto da decifrare. La grande protagonista della raccolta è la natura, vista come consolatrice del dolore umano. Trovano spazio anche tematiche più cupe e notturne: una di queste è indubbiamente il tema della morte, che pervade la maggior parte delle poesie. Un’altra tematica molto ricorrente è poi quella dell’infanzia, alla quale vengono associate le insistenti immagini del “nido”.  L’opera si può definire “impressionistica”, siccome si sostanzia prevalentemente in componimenti di breve respiro, frammentari. Ne consegue uno stile nominale (cioè privo o quasi di verbi). E’ proprio il primato del sostantivo sul verbo, atto impressionistico per eccellenza, a legittimare questa sua denominazione. Il poeta vuole evocare il suo mondo poetico con la massima precisione e per aiutarsi adopera termini tecnici e specifici: la maggior parte di essi fa capo al vocabolario specialistico della fauna e della flora. Un ruolo fondamentale, infine, viene svolto dalle onomatopee, suoni di per sé suggestivi, privi di significato, che conferiscono armonia ai componimenti.

I Canti di Catelvecchio

La ricerca plurilinguistica di Pascoli è ripresa nei Canti di Castelvecchio, pubblicati nel 1903. Essi presentano molteplici affinità con Myricae in quanto a tematiche, incentrate prevalentemente sul mondo naturale e, più in particolare, sulla campagna garfagnina, a strumenti figurali e varietà metrica. Qui, però, i pensieri di Pascoli vengono diluiti in scansioni più vaste, al servizio di un ritmo narrativo più disteso. Centrale è il ricordo della morte del padre, che martorierà il poeta fino alla morte. Gli oggetti poetici così comuni e così realisticamente enunciati vengono trasfigurati in chiave onirica, grazie all’utilizzo insistente di metafore, analogie e, specialmente, sinestesie. Ciò segna un allontanamento dalla tradizione bucolica e, al tempo stesso, un avvicinamento al Simbolismo europeo.

La poetica

Pubblicato per la prima volta in rivista nel 1897, lo scritto “Il Fanciulino” rappresenta il più famoso manifesto programmatico della poetica pascoliana. Secondo Pascoli, il fanciullino è quell’individuo che vive in ogni uomo e vede ogni cosa con meraviglia e spontaneità, “come se fosse la prima volta”. Egli non segue la condotta “degli adulti” e con la sua dolce spontaneità riesce a scoprire “mondi nascosti”, che gli altri non possono vedere, ossia gli strati più autentici della realtà. Egli ha anche un ruolo civile e morale: si pone, infatti, come “ispiratore di buoni e civili costumi, d’amor patri e famigliare umano”.

I Poemetti

Usciti nel 1897, a cavallo tra Myricae e i Canti di Castelvecchio, i Poemetti offrono un’immagine epica e organica del mondo agreste. Solo che, a differenza di Myricae e in parte dei Canti di Castelvecchio, l’opera si concentra più sulla rappresentazione delle figure umane al lavoro piuttosto che sulle immagini paesaggistiche. L’obiettivo di Pascoli, in breve, è quello di esaltare la vita dei contadini della Garfagnana. Nei Poemetti è facilmente individuabile la psicologia del poeta, le sue esortazioni alla felicità e alla semplicità dei sentimenti, ma anche le consuete emersioni negative, sempre legate alla tematica della morte. I testi sono lunghi, perlopiù costituiti da endecasillabi in terza rima, sul modello della Divina Commedia dantesca. Quanto al plurilinguismo, già rintracciabile in Myricae, nei Poemetti esso viene sviluppato ancora di più, tramite l’utilizzo di ulteriori elementi sperimentali: anzitutto, aumentano i prestiti, provenienti soprattutto dal dialetto garfagnino; inoltre, vi è un maggiore ricorso a lingue mescidate, ossia un mix di parole inglesi e termini italiani americanizzati (per esempio “ticchetta” ‘biglietto’).

Poesia erudita e poesia civile

Nella fase più evoluta della poesia pascoliana troviamo altri due registri stilistici: l’estetismo simbolistico di stampo erudito e la produzione carducciana di argomento storico. I Poemetti Conviviali si basano su quegli ideali di raffinatezza, propri dell’erudizione simbolistica, e rintracciabili nella rivista “Il Convito”, celebre rivista ispirata ad artisti come Pater, D’Annunzio e Wilde, che Pascoli cerca di unire in dialogo con la sua passione per il mondo classico. Ne consegue una poetica di stile alto ed estremamente raffinato. Quanto alla poesia storico-civile e patriottica, la volontà di creare opere di questo tipo, in reazione alla retorica nazionalistica del nuovo Regno d’Italia, si deve soprattutto all’influenza di Carducci. Alcuni esperimenti di poesia impegnata sono “Canzoni di Re Enzo” e “I Poemi Italici”.

@SALVATOE VARRIALE
©RIPRODUZIONE RISERVATA
(Fonte: Manuale di Letteratura Italiana Contemporanea, Casadei-Santagata)

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Nato a Napoli il 4 giugno 1997. Studente di Lingue e Culture Comparate (tedesco, cinese, inglese, francese). Redattore di SpazioNapoli.it, precedentemente di Italiacalcio24.it. Collabora per la rivista interculturale Oneelpis.com. Uno dei suoi motti: "La pazienza è la virtù dei forti." (Sun Tzu)

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