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“Il respiro del fuoco” di Federico Inverni 

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20/02/2017 di Chiara Viaggi

A Heaven non esiste il paradiso, ma solo il fiammeggiante inferno. Federico Inverni ci porta nel nascondiglio del mostro attraverso le fiamme. Fiamme apocalittiche appartenenti alla setta dei Testimoni dell’Avvento.  Gli agenti Anna e Lucas appaiono nel secondo capitolo de Il prigioniero della notte, esordio di Inverni, pronti ad indagare nell’abisso della bestia.

La mente è un labirinto nella quale tendiamo a perderci. Il romanzo nasce proprio in questo labirinto, nei diversi ma affini labirinti di Anna e Lucas. Due agenti dotati di un ottimo istinto e un grande senso di deduzione. Lucas si presenta come uno Sherlock, svuotato dall’umanità che invece invade Anna, piena di rabbia.

Tre giorni. Tre estenuanti giorni costellati da fiammelle di morte. Tutto inizia allo scadere dei milleduecentosessanta giorni, giorno di passaggio alla vita. I Testimoni dell’Avvento si suicidano in massa, e da lì a poco tutti bruceranno.

L’indagine è frenetica, il tempo è poco, Laura Gibson, giornalista sotto copertura, potrebbe essere morta nelle fiamme di Eden Crossing. Poche ore per scoprire la verità e metterla al sicuro. Poi fuoco. Man mano che le ore passano i nostri agenti si rendono conto che per trovare una risposta bisogna scavare nel passato. Nel passato di Anna. Il suo mostro tornerà a tormentarla e così anche quello di Lucas. Una corsa contro il tempo, il profilo del killer viene delineato e riscritto ogni volta che un tassello si presenta al loro cospetto. Finché i dubbi non si insinueranno in Anna che si ritroverà a dubitare dell’unica persona di cui si fida. E forse proprio questo la porterà alla risoluzione.

Inverni ci distrae, è il primo manipolatore di menti. Ci mostra l’essenziale dell’indagine, su come è facile ingannare i propri personaggi e su come è possibile creare un buon thriller, allontanandosi dal genere stesso.

Un magnifico gioco mentale, lo scenario mentale dei protagonisti, feriti, traumatizzati. Una sottile linea tra la sanità e la malattia. Anna affronta il suo mostro, intrappolandosi nella rete del ragno e Lucas cresce, si ristabilisce dal trauma, riacquistando umanità pagina dopo pagina, pronto a completare la guarigione.

Da amante di thriller se non soprattutto di thriller psicologici, ho avuto difficoltà nell’apprezzare il lavoro svolto da Inverni, sono una lettrice che ama essere stupita pagina dopo pagina, adoro sentire la pelle d’oca e il ritmo teso. Adoro quando un autore riesce a farmi staccare gli occhi dal libro, paradossale eh? Eppure è quello che cerco in questo genere, chiudere il libro per respirare, prima che la paura mi assalga. Inversi non ha creato questo scompiglio, ma è riuscito a trattenermi alle pagine grazie alla sua attenzione sui personaggi, ai loro traumi che li hanno resi reali, vivi. Quindi concludo che il lavoro di Inverni è eccezionale perché mi ha allontanata dalla storia per poi ricapultarmici dentro senza farmi supporre la verità alla sesta pagina.

Dal 23 febbraio, in libreria!!!
   
 
 
Chiara Viaggi
 
 
RIPRODUZIONE RISERVATA 




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