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Cos’è il “chèsed” e qual è l’importanza del libro di Rut: Cristianesimo ed Ebraismo a confronto

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16/01/2017 di Salvatore Varriale

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Il Cristianesimo è la religione più praticata nel mondo e affonda le proprie radici nell’Ebraismo: non solo perché Gesù e i suoi primi seguaci erano ebrei, ma anche perché il Cristianesimo si basa su dei concetti trattati nell’Antico Testamento, tra cui l’idea del Dio creatore, rivelatore e guida della storia, e le basi della sua visione. Tuttavia, nonostante siano legate da molteplici analogie, le due religioni, ad un certo punto della storia, si sono slegate per una serie di motivazioni e hanno seguito binari abbastanza distinti.

Ma andiamo con ordine. Tanti secoli fa, alcune prese di posizione da parte degli ebrei, tra cui il rifiuto di credere in Gesù, avevano spinto i cristiani ad “estraniarli”, poiché loro non avevano riconosciuto il Cristo come il Messia. Da qui deriva la teoria cristiana secondo la quale il popolo ebraico avesse perduto il diritto di considerarsi il “Popolo di Dio” e che la Chiesa fosse ormai il nuovo Isaraele. La divisione, purtroppo, è stata macchiata da numerose persecuzioni brutali ai danni degli ebrei, attuate per l’appunto dai cristiani. Fatti di cronaca agghiaccianti che non hanno nulla a che vedere con la volontà del Signore. La musica cambia solo a partire dalla Shoah, quando la Chiesa Cristiana inizia ad impegnarsi  cercando di mitigare il conflitto tra fedi e unirle in dialogo.

Nella giornata di ieri, presso la Basilica di S.Lorenzo Maggiore di Napoli,  un prete cristiano e un rabbino ebreo hanno messo le due religioni a confronto, evidenziandone in particolar modo le somiglianze. Il dibattito è stato piacevole e pieno di spunti da estrapolare. Tema centrale è stato il “Libro di Rut”, un testo brevissimo contenuto nella Bibbia ebraica a cui spesso si dà poca importanza. Le protagoniste di questo libro sono due vedove: la giovane Rut e Naomi.  Loro, unite da un legame di parentela (Rut è la moglie del figlio di Naomi), hanno da subito uno splendido rapporto e si aiutano a vicenda. In questo aspetto è da ricercare il filo conduttore della storia, ossia la condizione comune che le indurrà ad andare d’accordo, per farsi forza a vicenda, e a non separarsi mai: neanche quando la più giovane ha la possibilità di rifarsi una vita nel suo Paese di origine, ma decide di restare per non abbandonare la suocera.

Con i semi della bontà, dell’amore verso il prossimo, della gratitudine, della fratellanza, del rispetto alla base di ogni rapporto umano, il nostro sarebbe sicuramente un mondo migliore. Tali concetti sono racchiusi nel “chèsed”. Ecco di cosa si tratta: “Vorrei esaminare un aspetto particolare del libro di Rut o piuttosto del suo legame con la ritualità ebraica. Il chèsed, è uno dei 3 fondamenti su cui, secondo i Pirké Avot, poggia il mondo. Ma cosa sono le opere di bene e cos’è il chèsed? Che differenza c’è tra chèesed e tzedakà (beneficienza, carità)? Un maestro contemporaneo, Rav Shlomo Wolbe, sostiene che la tzedakà consista nell’occuparsi delle necessità materiali di una persona mentre per fare chèsed bisogna andare oltre a ciò, bisogna tentare di capire quali siano le necessità sia materiali sia psicologiche del prossimo anche quando queste necessità non siano manifestate in modo esplicito. Chèsed significa capire di che cosa una persona ha bisogna e farlo è estremamente complesso perché per poterlo fare bisogna uscire da se stessi per immedesimarsi con gli altri. Possiamo individuare il chèsed nel rapporto tra Rut e Naomi. Rut si attacca a Naomi anche nel momento in cui l’altra la abbandona. Ma non solo la segue quando ritorna a Betlehem povera, umiliata e priva di ogni cosa. Inoltre Rut si identifica totalmente con la suocera e con il suo popolo convertendosi all’ebraismo e dicendo: “Dove tu andrai, io andrò, dove pernotterai io pernotterò, il tuo popolo è il mio popolo il tuo Dio è il mio Dio, dove morrai, io morrò e là verrò sepolta…perché solo la morta separerà fra me e te. Il libro di Rut ci può indicare una delle direzioni in cui questo dialogo si può sviluppare, quella del chèsed, della solidarietà verso il prossimo che può essere comunque alle varie religioni ma soprattutto all’ebraismo e al cristianesimo che vengono da una radice comune e che hanno ne principio “ama il prossimo tuo come te stesso” un fondamento essenziale”, scrive Rav Alfonso Arbib, Presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia.

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Leggendo il racconto, dunque, si è potuto riflettere su quanto sia importante attualmente, in tempi problematici di totale scompigli, impegnarsi ad avvicinare le persone, indirizzandole verso l’amore per il prossimo. Seppur il Cristianesimo e l’Ebraismo abbiano preso strade leggermente diverse, restano comunque accomunati da un’indistruttibile radice di universalismo, una vocazione che raggiunge tutti gli uomini e fa sì che essi siano fra tutti segno della presenza del Dio unico.

© Salvatore Varriale 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Nato a Napoli il 4 giugno 1997. Studente di Lingue e Culture Comparate (tedesco, cinese, inglese, francese). Redattore di SpazioNapoli.it, precedentemente di Italiacalcio24.it. Collabora per la rivista interculturale Oneelpis.com. Uno dei suoi motti: "La pazienza è la virtù dei forti." (Sun Tzu)

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