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“Pietro Romano” Redattore della rubrica “Percorsi Letterari che ci portano fino a…”

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21/12/2016 di Vincenzo Marrazzo

Pietro Romano nasce a Palermo il 20 giugno del 1994. Studia presso il liceo classico “Vittorio Emanuele II” e successivamente si iscrive alla Facoltà di Lettere di Palermo.

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Chi è il tuo idolo? Ovvero chi sono tuoi autori di riferimento?

Rainer Maria Rilke, Giuseppe Ungaretti, Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino. Questi solo tra gli autori che contribuiscono alla mia formazione. La lettura e il confronto con i grandi autori della nostra tradizione letteraria per me sono due momenti molto importanti: alle volte si scopre ciò che già si sa per vie inedite, nuove o inconsuete, altre si salva alla memoria o alla individualità o alla collettività categorie, schemi, formulazioni, pensieri o riflessioni che saldano l’umanità alla vita. Per me scrivere consente un’adesione piena alla vita: per questa ragione traggo spunto da tutto ciò che fa riferimento a essa.

 

Quali sono i loro principali temi e tecniche che ti attirano? E che poi adotti nelle tue poesie facendone un proprio uso personale e particolare ?

Di Rainer Maria Rilke e Ungaretti mi affascina l’immediata capacità di aderire alla vita. In loro la caducità stessa dell’esistenza si trasforma in dato strutturale e vitale della loro poetica: è il dispiegarsi di un logos che è in se stesso forza primordiale e originaria delle cose che pure gli angeli invidierebbero, giusto per citare Rilke. L’opera di Pier Paolo Pasolini è un unicum nella nostra tradizione letteraria: in nessun autore o poeta del Novecento, a mio avviso, possono rintracciarsi tanta devozione e fedeltà alla natura intrinseca delle cose. Di lui è singolare il bisogno di regredire a un’umanità verginale e salvare dalla cancellazione le piccole realtà popolari che l’avanzare del capitalismo minaccia; egli teme cioè la dissoluzione del vecchio mondo contadino e della vecchia città che promette un progresso industriale minaccioso. Nello stesso tempo, trovo eroico il suo essere poeta in un mondo che di poeti s’illude di non aver più bisogno tanto più che l’impotenza a contrastare l’illusione miracolistica e consolatoria del progresso e l’imporsi della società di massa sono il nesso inscindibile di un vero e proprio cortocircuito della ragione all’interno della sua poetica: ne lodo la chiaroveggenza intellettuale e la tenace volontà a difendere il valore dell’amore della conoscenza nel presente. Tutto o quasi tutto è stato detto su di lui meno che della sua capacità di guardare con fermezza alla morte: Pier Paolo non ha mai avuto paura della morte perché proprio grazie ad essa si esprime ciò che altrimenti resterebbe inespresso.Era un poeta impavido, umile e semplice, integralmente votato a valori assoluti come pochi ne ho letto e conosciuto . Ho voluto citare Calvino tra i miei autori di riferimento perché adoro il suo modo di narrare e far prosa. Il gusto cosmopolita per le dimore del mondo, l’ampiezza e la varietà dei suoi interessi scientifici e letterari, il piacere della leggerezza e dell’ironia, il tentativo di cogliere le apparenze mobili del mondo, il motivo del labirinto e della complessità sono solo alcune delle ragioni che mi spingono ad amare Calvino. Le sue sono letture e analisi coinvolgenti, veri e propri viaggi letterari capaci di rivoluzionare ogni percezione spazio-temporale o sensoriale in uno scambio continuo di elementi che spiega le varie e inesauribili relazioni che intercorrono tra la vita e la morte.

 

Cosa sono per te la poesia, la metafora, la rima? Preferisci scrivere in rima o stile libero …e perché?

Parto dal presupposto che non mi piace definirmi “poeta”.. Potenzialmente ogni uomo è un poeta perché poetiche sono la vita e le sue contraddizioni. Scrivere per me non consente solo un’adesione immediata alla vita, ma anche una comprensione migliore del mondo e delle sue forme.Dire che la poesia è vita non basta: è un intrepido atteggiamento d’indagine del mondo e d’introspezione volto a risolvere estrinsecamente ogni antinomia ai fini di una armonizzazione del Sé e una maggiore comprensione del Sé tra gli altri. La poesia vera ha la straordinaria capacità di rinascere innumerevoli volte quante sono le vite degli altri: essa non si esaurisce mai in sé proprio perché lontana dall’essere una latitante esperienza individuale. La poesia è anche musica. Mi piace sia scrivere in versi sciolti che liberi che in rima. Le mie scelte variano in base ai contenuti che voglio mettere per iscritto. La rima è la prova che la poesia è il tentativo di restaurare l’ordine confuso e sperso del proprio sentire: pertanto va considerata come la fusione degli elementi musicali, percettivi e emotivi di chi si presta a strutturare un discorso poetico. La metafora – come sappiamo- è una figura retorica che implica un trasferimento di significato: in genere essa si basa sull’esistenza di un rapporto di somiglianza tra due elementi comportando una trasvalutazione letteraria del significato iniziale su un diverso piano interpretativo. La capacità straordinaria della metafora si esprime proprio nel suo straordinario potere evocativo: essa in sé sintetizza tutte le sensazioni dell’essere un poeta.

Esprimi una metafora sulla tua terra (Sicilia)

Vediamo.. Una metafora sulla mia terra?

“Sicilia, tendi al mutamento di metamorfosi orgogliosa. In estasi guidami, o solenne Musa della creazione. A te Sicilia che sei calice d’oro di spighe e dell’invincibile sole”

 

Hai altre passioni artistiche?

Ultimamente mi diletto molto nella fotografia. Di tanto in tanto, mi piace suonare la tastiera o il clarinetto che sono passioni che nonostante le difficoltà a coltivarle non ho mai abbandonato.

 

Quali sono i tuoi ideali per il mondo della letteratura e poesia?

Mi piacerebbe molto pormi come mediatore ideologico. Per fare ciò l’essenziale è intendere la realtà come una trama di eventi, proponendo un’immagine visibile di quella ragione dei contrari e della differenza che ci presenta il mondo nella sua ultima verità. Studiare, studiare a fondo ciò che amo, le cose, il mondo e gli altri. L’augurio più grande a chiunque voglia leggermi anche in maniera disinteressata è quello che possa iniziare a scrivere anche lui. Come dico in apertura alla mia raccolta Il sentimento dell’esserci, scrivere è qualcosa di troppo profondo che ancora piccolo come sono non saprei definire. Non ho voglia di subordinare ciò che scrivo a compiti documentari o scientifici: il mio proposito è quello di dar luce al mutare delle cose e degli uomini alla luce di un viaggio che vuole segnare le tappe di ogni frontiera. Siamo tanto simili, e non ce ne accorgiamo neppure. Eppure penso che proprio la scrittura, e per ciò stesso la lettura di buoni libri, rendano conto dell’incredibile esperienza che è il cosmo in tutte le sue forme e la vita di ogni forma vivente. Ci si interroga tanto sull’esistenza o meno di un dio, di un archè, di un principio. Si combattono guerre, si violano i diritti sacri alla vita in nome di categorie di bene o di male che è l’uomo stesso a attribuire a un Dio che per sua stessa definizione è infinito. Tralasciando tutto questo per me ciò che chiamiamo Dio – e lo dico senza nessuna pretesa di verità o assolutizzazione del mio pensiero- è nella natura intrinseca alle cose, nell’energia, nel movimento, nella contraddizione, nella bellezza, nella mia vita , in quella degli altri e delle cose che abitano il mondo e il cosmo, nella voglia di un viaggio, nella gioia di una partenza, nel dolore di un distacco, nel logos inesprimibile di tutti questi contrari che poi altro non sono che vita e esperienza.. Voglio contrastare la riduzione della vita a mero funzionamento astratto e cerebrale, a astratta formulazione algebrica che non considera affatto il carattere poetico della logica e delle scienze. Scienze umane e matematiche dovrebbero collaborare sullo stesso piano di parità.

 

 Luoghi di ispirazione?

In genere non ho luoghi di ispirazione. Scrivo la sera nella mia stanza. Penso e scrivo di quel che penso.

 

Un tempo per confrontarsi con gli altri poeti era necessario andar nei “grandi salotti ”  …ora è possibile muoversi anche attraverso i social network ! Cosa ne pensi? Hai avuto modo di farne esperienza? Esprimi il  tuo giudizio verso il futuro online ed il contrasto con quello reale e diretto…

L’altro giorno girovagando per internet ho letto un articolo che annunciava la chiusura della collana di poesie Mondadori “Lo Specchio”. Secondo la Mondadori si sarebbe giunti allo stadio zero della poesia. La verità è che si dovrebbe discutere sull’impossibilità consapevole della poesia di perdurare massimizzando i guadagni e obbedendo a logiche economiche e monetarie che la sviliscono. I poeti ci sono, e fortunatamente altrove. Ne conosco e ne leggo tanti, soprattutto tra i miei contemporanei. Che sia tutto stato detto potrebbe anche darsi per vero – anche se qui mi preme che proprio il radicarsi di questa convinzione è la prova che a essere morta non è l’inventiva, ma la critica stessa in quanto assoggettata a una concezione dell’arte statica e eterna, mentre invece bisognerebbe investire la questione di istanze ideologiche e rifiutare l’aspetto assoluto- ma quel che più è importante è la necessità di ribadirlo al proprio tempo per garantire una continuità nel tempo alla lezione che si trasmette direttamente dagli antichi. Si, sono molto contento dell’uso dei social network per promuovere l’arte. Bisogna farne però un consumo intelligente e consapevole perché il social network riduce lo spazio intimo e l’alone di mistero che può celarsi dietro un artista, consegnandolo nelle mani di un pubblico non sempre interessato ai valori profondi dell’arte. Ma fare arte in fondo è questo: aggiornarsi ai tempi che cambiano per meglio intenderli e avvicinarli in un’ottica di sistema che possa far meglio percepire il corso di un’epoca per meglio indirizzarla e guidarla.

 


A quali eventi culturali hai partecipato con le tue opere letterarie ?

Nel 2013, mi viene assegnato il Premio speciale “Arcangelo Panzica” con
la poesia “Il gabbiano” presso l’IISS “Don Colletto” di Corleone. Nello stesso anno, partecipo alla 2a Notte della Poesia “Sulle tracce di S.i.u”, dove mi viene conferito una targa di merito per il primo posto con la poesia “Il peregrino“, inserita insieme alla poesia “Nomade” nell’antologia del concorso. Nel marzo 2014 partecipo al Premio nazionale di poesia “Orazio”, presieduto dalla poetessa brasiliana candidata al Nobel, Marcia Theophilo, dove mi aggiudico il settimo posto con la poesia “Abbi il supremo coraggio dell’amore”. Mi viene offerta dalla giuria del concorso la possibilità di stampare alcune copie gratuite della mia prima silloge, che intitolerò “Amore per la vita”, stampata dalla “Vitale edizioni”. Nel settembre dello stesso anno, partecipo alla “3a Notte della Poesia” indetta dal Comune di Chiusa Sclafani, dove nuovamente mi aggiudico il primo premio con la poesia “Il pescatore”, poi apprezzata dalla giuria del I Premio nazionale di poesia “Agnese Borsellino” e inserita nell’omonima antologia. Nel marzo del 2015, partecipo nuovamente al Premio Internazionale di poesia “Orazio”, ancora presieduto dalla poetessa Marcia Theophilo, al termine del quale mi viene assegnat la possibilità di chiedere una ristampa gratuita della prima raccolta. Varie delle poesie citate sono anche presenti all’interno della silloge “Amore per la vita”.

 

Attualmente quali sono le tue novità artistiche ? 
Supero la prima selezione del Premio Nazionale di Poesia “Alda Merini” premiato con la poesia “La tua lacrima“, inclusa nell’antologia del concorso; ho aderito al progetto “One Elpis” come redattore della rubrica “Percorsi Letterari che ci portano fino a…” ; ho pubblicato con “Rupe Mutevole Edizioni” la seconda silloge intitolata “Il sentimento dell’esserci”; l’ “Aletti Editore” mi ha dato la possibilità di diffondere attraverso lantologia “Tra un fiore colto e l’altro donato” il componimento “A te sempre parte di me”, già menzionato qualche anno prima dal “Premio di poesia della città di Novi Ligure”; infine mi sono collocato per la seconda edizione del premio “Libro Libero Macherio” nel pool dei finalisti.

 

 

 

Vincenzo Marrazzo

RIPRODUZIONE RISERVATA

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