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“Normanni e visi d’arabi” di Sebastiano Impala’

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18/12/2016 di Collaboration For #OneElpis

Leggere questa raccolta del poeta Impalà significa indossare lo sguardo di un viaggiatore e farsi trascinare lungo le irte strade dell’inconscio, perchè il viaggio e il poeta sono un unicum indivisibile.
Ricorrono nei suoi versi immagini di sandali spellati e scarpe bagnate, parole come tragitto, tram e vagoni di treno, forte è l’anelito di ricongiungimento alla sua terra, spesso paragonata a una donna dai seni abbondanti, emblema di fecondità, nutrimento e accoglienza.

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Ho riconosciuto nei suoi versi la sindrome del tutto e nulla, tipico di chi a lungo ha vissuto altrove, immergendosi nel tutto della nuova terra, stringendo tra le mani il nulla nell’atrio immacolato del rimpianto.
Una costante della sua poetica è l’amore per la sua terra a cui dedica l’ultimo pensiero prima del sonno, ma anche la ricerca del nuovo “sarò uccello dalle ali bianche in cerca di ristoro sulle fresche colline del tuo viso” e di ciò che è già stato “ti cerco e ti trovo amore perduto nel duodeno del mondo”.
Ovunque rimbalzano le note di quel pentagramma del vigore siciliano, l’orgoglio di appartenere all’isola che diede i natali a tanti illustri scrittori, (vedasi Scrittore sicano dedicato a Sciascia, o anche il componimento Luce sullo stretto),ma è in Fui che riconosco l’uomo e il fratello con cui il mio Salento condivide storia e civiltà: Fui greco e saraceno, arabo e normanno, francese nella testa, spagnolo nell’inganno…
L’amore per la letteratura, intriso di riferimenti mitologici e desideri onirici, abita ogni verso del Nostro, forse per i più è evidente nelle liriche dedicate a Doris Lessing, a Neruda, a Cleopatra, alla Merini, io invece lo colgo nei dettagli; nel suo interrogarsi sul mare che conduce a solitudini remote
ho visto Ulisse e le sirene, in Lampedusa scorgo il pianto delle madri e il museo dei migranti sommersi e la diatriba tra ricerca della verità e risposte impossibili si fa incalzante… “e noi che respiriamo l’assoluto invano cercheremo una risposta nei versi di poeti trasandati”
Egli sembra affidare un compito al poeta quando scrive: Salgo colli infiniti dove stanno i poeti che con cetre spezzate armonizzano il mondo… e non conta se ci si arriva seguendo le impronte dei grandi o percorrendo le vie del pensiero divergente: “e mi conosco, otticamente tuo, io chirurgo di idee traverse”(in Cleopatra), ciò che conta, malgrado le guerre e le calamità del nostro tempo, è credere che la Poesia possa riconciliarci con la nostra umanità perduta, ricreare armonia e tramandare ai posteri istanti di bellezza.

Dalla prefazione di Claudia Piccinno

 

Ci sono giorni
in cui ti senti solo,
le nuvole passeggiano sul mare,
la brina si condensa sul mio cuore.
Ci sono giorni
in cui vorrei volare
con ali dal colore libertà,
le braccia si distendono nel cielo
come stormi d’uccelli migratori.
Ci sono giorni
in cui il cielo mi appartiene
lambendo con le labbra
le onde spumeggianti dell’inverno
ed io mi sento vivo,
compreso nell’incanto del creato.
Ci sono giorni
in cui ti cerco
con lo sguardo lungo
ma i miei occhi
si perdono nel vuoto,
posandosi su dune colorate del Sahara.
Allora penso che ci sei
vestita di ghiaia e fantasia
nel mio pellegrinaggio brullo,
negli angoli dei sogni da venire.

( Poesia tratta dalla silloge “Normanni e visi d’arabi” di Sebastiano Impalà )

http://www.mauriziovetrieditore.com/normanni.html

 

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